La ricerca della bellezza, anche nella grafica, può non essere un mero esercizio di stile. L’obiettivo non è solo quello di raggiungere la giusta proporzione tra forma, linea e struttura del segno grafico. L’intenzione, nel profondo, ha a che fare con un ancestrale bisogno di bellezza.
Siamo circondati da cose brutte: dall’urbanizzazione selvaggia alla pianificazione architettonica che lucida i centri storici e abbrutisce sempre più le periferie. I paesaggi nei quali ci muoviamo sono deprimenti. Continuiamo a mettere dentro i musei le opere d’arte e a riempire le nostre strade di cartelloni pubblicitari. E tra i mezzi di comunicazione di massa sembra affermarsi sempre più un’estetica dell’orrido, del truculento, del banale. La tendenza al brutto non trova opposizione: dai giochi per bambini ai programmi televisivi più gettonati. Anche per la grafica e l’editoria la tendenza è la stessa. Le cose belle sono sempre più appannaggio di pochi eletti, mentre per la massa si sprecano tabloid e pubblicazioni che riescono a creare la perfetta rispondenza tra insulsaggine dei contenuti e bruttura grafica.
E non è solo una questione di costi. Lo dimostra il fatto che esistono fanzine e autoproduzioni editoriali di altissimo livello realizzate con poco. Il bello può essere anche molto semplice e alla portata di tutti. Per questo proponiamo anche alle piccole realtà di prestare un’attenzione particolare alla veste grafica dei materiali di informazione e sensibilizzazione affinché trasmettano nel modo migliore il messaggio e affinché arrivino a tutti anche attraverso la bellezza e la cura del prodotto. |